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	<title>dal carcere alla libertà &#187; Testimonianze</title>
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	<description>libertà va cercando, ch’è sì cara (Dante, Purg., I v.71)</description>
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		<title>Un preghiera per la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 13:58:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Varallo 10/9/44 Carissima mamma spero questa nostra ti trovi in salute come altrettanto possiamo assicurarti di noi grazie a Dio, mamma cara e il nonno gli zii i cugini tutti stanno bene? e Paolo è già partito? quando ci scriverai facci sapere qualcosa in merito perchè con ansia aspettiamo sue e vostre notizie ma specialmente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Varallo 10/9/44</p>
<p>Carissima mamma</p>
<p>spero questa nostra ti trovi in salute come altrettanto possiamo assicurarti di noi grazie a Dio, mamma cara e il nonno gli zii i cugini tutti stanno bene? e Paolo è già partito? quando ci scriverai facci sapere qualcosa in merito perchè con ansia aspettiamo sue e vostre notizie ma specialmente desideriamo sapere di lui dov’è cosa fa ecc… Carissima mamma spero avrai ricevuta la nostra lettera a te inviata pochi giorni fa noi invece e un po di tempo (che a noi sembra strano) che non sappiamo tue notizie ma speriamo sempre in bene. Carissima noi qui stiamo bene e passiamo le giornate che sono lunghe e monotone leggendo e pregando come già sai, aspettando quel sospirato giorno della nostra libertà. Ieri giorno nove abbiamo finito la novena ossia la terza novena che alla Vergine del Rosario e incominciamo quella a San Giuseppe non ci stanchiamo mai di pregare e d’invocare Iddio affinchè ci faccia la tanto sospirata grazia e quella specialmente più di tutte necessaria cioè la Pace nel mondo di questo mondo così travagliato e scombussolato e possano così tornare tutti i nostri cari soldati alle loro famiglie. Carissima mamma mi dimenticavo di dirti che ieri abbiamo ricevuto la biancheria ci hanno detto che c’erano due Signorine però noi non sappiamo chi erano ad ogni modo ringraziale tanto per noi per il disturbo che si sono prese e salutale pure tanto tanto, ringrazia pure tutti quelli che si ricordano e pensano per noi. Carissima mamma fa coraggio allo zio Giuseppe e alla zia e di che non disperino ma che alzino lo sguardo a Dio che tutto può e tutto sa e anche per loro provvederà digli che noi preghiamo sempre per Paolo affinchè Iddio lo protegga e lo salvi sempre lo conforti nelle angustie e lo tenga lontano da ogni pericolo dell’anima e del corpo. Saluta tanto la zia Pierina e lo zio Nino e di a loro che li ricordiamo sempre e Carla e Sandra cosa fanno digli che ci scrivano che ci fanno molto piacere e ci diano notizie di Carlo che da quando siamo partite non sappiamo più niente, e il nonno e lo zio Paolo cosa fanno? stanno bene? loro pure li ricordiamo sempre e pensiamo con rammarico al dispiacere che involontariamente gli abbiamo dato ma speriamo un giorno di poter ricompensarli in bene. Salutali tanto tutti saluta pure la nostra Francesca Gino Luciana Giovanni tutti i nostri cugini i nostri vicine (vicini) le nostre amiche la Paola la Maria Migarone la Rosina la Lina e tutti i suoi, bacioni a Michelangelo a Piero e Delina saluta la Domenica e fa coraggio a Lina insomma tutti quelli che chiedono di noi . E tu mamma cara ricevi i nostri più cari bacioni e abbracci.</p>
<p>Alda Sandra (?)</p>
<p>saluta tanto tanto la Rosanna e la sua famiglia la Nella e Camillo.</p>
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		<title>La sirena</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2021 11:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vercelli 19/5/44 Carissima mamma, scrivo di nuovo io perché Sandra è molto occupata, e ti faccio noto che la nostra salute è ottima come vogliamo sperare di te e di tutti. Mentre scrivo carissima (anzi proprio in quel momento) siamo disturbate di soprassalto dall&#8217;acuto sibilo della sirena, ma però niente pericolo, tutto è calmo, gli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vercelli 19/5/44</p>
<p>Carissima mamma,</p>
<p>scrivo di nuovo io perché Sandra è molto occupata, e ti faccio noto che la nostra salute è ottima come vogliamo sperare di te e di tutti. Mentre scrivo carissima (anzi proprio in quel momento) siamo disturbate di soprassalto dall&#8217;acuto sibilo della sirena, ma però niente pericolo, tutto è calmo, gli apparecchi non si sentono e la vita continua con ritmo uguale, soltanto Rita che era appena uscita è già ritornata perché ha paura, però noi non abbiamo per niente paura e tu pure mamma cara quando senti l&#8217;allarme non darti pensiero per noi perché abbiamo Iddio che ci protegge. Carissima ho pure scritto alla Silvia a in Ospedale per confortarla un po povera ragazza, però oso sperare abbia a lasciare presto quel triste luogo e possa così pure ritornare alla sua casa che ne ha infinitamente bisogno. Carissima voglio scrivere due righe pure alla Livia Mezzano che tu per gentilezza consegnerai perché come sai sono nell&#8217;impossibilità di fare diversamente, Carissima Livia spero (?) se abbiamo sì lungamente atteso prima di scriverti ma che vuoi con tutta la buona volontà del mondo ci è impossibile fare il contrario perché credo tu pure saprai che qui il regolamento permette due volte sole alla settimana quindi come vedi dobbiamo limitarci però tu sarai tanto brava da compatire questo ma ugualmente gradirai e accetterai queste poche righe che ti scrivo un po in fretta per darti nostre notizie che per il momento grazie a Dio (sono …?) come vogliamo di te sperare, perché come abbiamo appreso dalla mamma ora stai bene, di questo cara ne siamo infinitamente contente e ti auguriamo tu possa sempre così proseguire questo è l’augurio più sincero e caro che ti possiamo fare, avrei ancora tante cosa da dirti ma con mio grande rammarico mi accorgo che lo spazio mi sfugge e devo con sommo rincrescimento lasciarti con la penna però ma non ed errore e ti mando a te e famiglia saluti infiniti e grandi bacioni con (?) Spero riceverai questo scritto e gli errori che mi sono sfuggiti e gradirai ugualmente anche se ti ho un po&#8217; annoiata</p>
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		<title>Elaborare un lutto in carcere</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 06:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vercelli, 15/2/1944 Carissima mamma, speriamo questa volta ti trovi in salute come pure possiamo assicurarti di noi grazie a Dio. Mamma cara siamo ancora a ringraziarti per quello che fai per noi che purtroppo lo sappiamo è superiore alle tue forze ti scongiuriamo cara di non privarti per noi e nemmeno di stentare perché noi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vercelli, 15/2/1944</p>
<p>Carissima mamma,</p>
<p>speriamo questa volta ti trovi in salute come pure possiamo assicurarti di noi grazie a Dio. Mamma cara siamo ancora a ringraziarti per quello che fai per noi che purtroppo lo sappiamo è superiore alle tue forze ti scongiuriamo cara di non privarti per noi e nemmeno di stentare perché noi possiamo anche farne a meno siamo giovani e in salute quindi anche se facciamo un po di cinghia non moriamo. Carissima abbiamo appreso con dispiacere che è morta la nonna poveretta ci dispiace assai anche perché non ci è stato possibile vederla ma pazienza non possiamo fare altro che inchinarci al volere di Dio e dire sia fatta la tua volontà colla speranza che anche per noi vengano giorni migliori, si dice che dopo la tempesta spunta il sole speriamo spunterà il sole anche per noi. Mamma cara come ti ho già detto nella mia ultima non vogliamo che tutte le settimane tu corra a Vercelli in fin dei conti non hai più 30 anni è troppa fatica per te e potresti ammalarti anche, quindi ti prego ancora quando hai qualcosa mandaloda qualcuno tanto non possiamo vederci. Carissima e il nonno e gli zii tutti, stanno bene? di a loro che sempre li ricordiamo e non vediamo il momento di poter giungere tra voi tutti. e Carla, Sandra e Paolo cosa fanno? di a loro che ci scrivano che ci faranno tanto piacere noi non possiamo scrivere a tutti perchè scriviamo due volte sole a settimana e le scriviamo a te cara, oggi l’altra lettera la scrive Sandra alla zia di (Morano?) che non gli abbiamo ancora scritto ora tralascio inviandoti tanti bacioni e un forte abbraccio saluta il nonno gli zii i cugini tutti ringrazia tanto la Superiora e salutala tanto, saluta pure tutte le nostre amiche e tutti quanti chiedono di noi fa un bacio a Paola, e Michelangelo Piero e Delina.</p>
<p>Bacioni cari Alda e Sandra</p>
<p>(Cara in quanto all&#8217;interrogarci sta pur tranquilla che tutto va bene grazie a Dio ciao.. baci).</p>
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		<title>Lettera alle &#8220;compagne di sventura&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2021 15:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ferrara, 4-12-44 Care compagne di sventura, perdonatemi se vengo soltanto ora a darvi mie notizie, non ho mai potuto prima, perché dovete immaginare anche voi che cosa ho potuto trovare, stando via otto mesi e lasciando solo mio padre… Care sorelle se sapeste non vado mai [a] dormire una sera senza che il mio pensiero [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ferrara, 4-12-44</p>
<p>Care compagne di sventura,</p>
<p>perdonatemi se vengo soltanto ora a darvi mie notizie, non ho mai potuto prima, perché dovete immaginare anche voi che cosa ho potuto trovare, stando via otto mesi e lasciando solo mio padre… Care sorelle se sapeste non vado mai [a] dormire una sera senza che il mio pensiero venga a voi lontane, e unisco sempre a questo, con tutta la devozione che si può avere, una dolce preghiera per voi perché il signore vi possa aiutare anche voi ad andare presto a casa vostra, vicino alla vostra buona e cara mamma, che chissà con che desiderio vi aspetta lei!&#8230; ma pazienza abbiate fede in Dio e vedrete che sarete a casa vostra. Se ne sono già andate a casa molte da quando manco io? la Danini e la Bordoni (?) sono state assolte dal processo? mi piacerebbe molto sapere sue notizie. La mia salute al momento è buona come pure credo sia di voi, ma chissà che freddo farà lì adesso!&#8230; Per intanto abbiate i miei più cari e affettuosi saluti e tanti baci da chi sempre vi ricorda tanti saluti a tutte le care e buone suore(?) che sempre li penso e a tutte le compagne.</p>
<p>Sandra</p>
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		<title>Lettera da un&#8217;amica</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 09:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Pianceri 19-7-45 Carissime amiche Prima di tutto mi voglio scusare per il mio lungo silenzio, forse voialtre avrete pensato che me ne ero scordata tutt&#8217;altro, appena giunta a casa vi o scritto a voi due e qualche giorno o forse anche un mese dopo o scritto anche a vostra madre anzi due volte senza avere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pianceri 19-7-45</p>
<p>Carissime amiche<br />
Prima di tutto mi voglio scusare per il mio lungo silenzio, forse voialtre avrete pensato che me ne ero scordata tutt&#8217;altro, appena giunta a casa vi o scritto a voi due e qualche giorno o forse anche un mese dopo o scritto anche a vostra madre anzi due volte senza avere risposta, però scusate non dico questo per rimprovero perche me lo immaginavo in che condizioni poteva essere la vostra cara mamma, avuto l&#8217;esempio davanti agli occhi, bensi la mia mamma aveva più coraggio ma lo trovata in un essere che faceva pietà.<br />
Non vi o mai dimenticate credetemi forse eravate le uniche che non passava un minuto senza avervi d&#8217;avanti agli occhi, specialmente te Alda ti vedo ancora oggi come in quei momenti fra quelle quattro mura sempre rivolta alla finestra con la tua affettuosa voce e la tua bocca sempre aperta per la preghiera, e non ti stancavi mai, io vedevo in te la più bella madonna che io non abbia mai visto. Anche te Sandra per me ai avuto le tue bontà, ma tante anche certo non come quelle di tua sorella, più impaziente vero? Non offenderti sai, perché io vi voglio bene tutte due uguali. E la vostra cara mamma come sta? Spero bene ora, anche la mia mamma vi ricorda sempre, in questi giorni è arrivato mio fratello in licenza ma ora è già partito, abbiamo passato dei brutti mesi riguardo a lui senza avere sue notizie, ora si respira un po più bene in tutti i modi vero? Figuratevi quando sono arrivata a casa il primo giorno dover vedere ancora qui quei brutti musi neri che io li odiavo dal primo giorno che li o visti eppure care mie non o mai smesso il mio mestieri o sempre continuato anzi più di prima andavo anche in montagna a portar loro dei viveri e le novità che cera in paese riguardo della republica perché son stati bensi 3 mesi ancora  dopo il mio ritorno di collegio , e poi rastrellamenti tutte le settimane eppure non o mai abbandonato la mia missione e sono ancora qui pronta se succedesse, quel che o visto ve lo racconterò nel prossimo nostro incontro. Certo il vostro destino è stato più crudele del mio , non potrò mai spiegare quel che o provato al primo incontro che o fatto con Domenica e mi a raccontato la vostra triste odissea e la vostra condanna, ma preso la parola non avrei mai aspettato una cosa simile dopo aver fatto del bene, in quel periodo era tutto al contrario  i delinquenti eran fuori , e la gente per bene era rinchiusa in prigione ma ora è cambiato vero? La Domenica la trovo sempre, anche Clementina e Lina anzi vado diverse volte a casa sua ora si trova a Novara con suo marito anche questa le a passate belle. Insomma abbiamo bisogno di trovarci insieme per raccontarci tutto , vi ricordate ancora che si diceva sempre che quando si sarebbe state a casa tutte volevate venirmi trovare per andare al Sacro Monte di Varallo ad Oropa a Boca io non o dimenticato aspetto risposta da voi tutte unite . Ora non altro da dirvi attendo una bella letterona, tanti saluti da parte di mia mamma e da me un forte abbraccio e un bacione lungo lungo<br />
Fiorina</p>
<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2021/01/LETTERA1DEF.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-441" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2021/01/LETTERA1DEF-233x300.jpg" alt="LETTERA1DEF" width="233" height="300" /></a> <a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2021/01/LETTERA2DEF.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-443" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2021/01/LETTERA2DEF-245x300.jpg" alt="LETTERA2DEF" width="245" height="300" /></a></p>
<hr />
<p>(Archivio Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia – Fondo Sorelle Morgante)</p>
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		<title>Non avevo scampo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 08:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Una mattina di gennaio &#8211; eravamo in sala di operazione: c&#8217;era in programma una laparotomia durante la quale io avrei dovuto assistere il professore ed una plastica vaginale che avrei dovuto eseguire io stessa. Ad un certo momento, divenni cosciente di una specie di agitazione diffusa nell&#8217;aria attorno a me, anormale nella pace disciplinata della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una mattina di gennaio &#8211; eravamo in sala di operazione: c&#8217;era in programma una laparotomia durante la quale io avrei dovuto assistere il professore ed una plastica vaginale che avrei dovuto eseguire io stessa. Ad un certo momento, divenni cosciente di una specie di agitazione diffusa nell&#8217;aria attorno a me, anormale nella pace disciplinata della sala di operazione. In un momento in cui il professore non poneva attenzione, l&#8217;infermiera Cesarina mi soffiò all&#8217;orecchio che fuori dalla porta c&#8217;era il Gadina con due poliziotti che mi stavano aspettando. Il Gadina era il più efferato uomo di mano delle Brigate fasciste. &#8220;Ci siamo&#8221; &#8211; pensai e mi dedicai fervorosamente a pensare da che parte avrei potuto svignarmela, ingannando l&#8217;attesa di quei tre. La sala di operazione si trovava in fondo al corridoio ed aveva un solo ingresso. Non ci volle niente per rendermi conto che non avevo scampo. La laparotomia finì: la pazienta della plastica, convenientemente preparata e già sotto l&#8217;effetto della sua anestesia basale, aspettava il suo turno. Probabilmente fu l&#8217;istinto di temporeggiare che mi fece chiedere al professore, al momento in cui deponeva i guanti di gomma: &#8220;Professore, fuori c&#8217;è il Gadina colla polizia che mi aspetta; posso operare o debbo andare?&#8221;.<br />
Vedo ancora il gesto stizzito con cui buttò i guanti sul tavolo ingombro di strumentario usato: &#8220;Fate come volete&#8221; &#8211; e scappò. Io rimasi e feci la plastica, chiedendo alle mie infermiere di avvertire la famiglia che era lontana nel caso non avessi fatto ritorno. Quello che parve sangue freddo da parte mia fu ricompensato dal fatto che, quando uscii, il Gadina non c&#8217;era più.<br />
Era andato col professore che lo conosceva e che probabilmente aveva le mani in pasta con questa vicenda del mio arresto. I due poliziotti aspettarono che mettessi il cappotto e mi accompagnarono a piedi, attraverso la città, che era uguale identica a quella di tutti gli altri giorni, introducendomi nello studio del questore. Non aveva idea delle accuse che mi potevano essere fatte e, data la forma del mio arresto, mi illudevo ancora che non si trattasse se non di un falso allarme. Una cosa del genere mi era già successa da studentessa, proprio il giorno in cui dovevo dare &#8211; e detti &#8211; l&#8217;ultimo esame prima della laurea: quello di pediatria.<br />
Allora ero a Torino ed il capo dell&#8217;ufficio politico, dopo essersi inutilmente informato su Kalman e Jani (dei quali, del resto, non sapevo più niente) mi aveva lasciata partire, dicendomi che mi aveva appena chiamata per un&#8217;informazione, ma che adesso sapeva che ero una tipa da tenere d&#8217;occhio. Magari anche stavolta sarebbe successo lo stesso.<br />
Introdotta nello studio del questore, venni verbalmente aggredita a squarciagola dall&#8217;uomo dietro la scrivania. In generale, quando ho paura, io divento sfacciata per farmi coraggio. Deve essere come quando i bambini sbraitano per difendersi dal buio. Mi eressi in tutta la mia virtuosa indignazione e gli dissi che avesse la bontà di non gridare, giacché non ero sorda e del resto &#8220;lui era seduto ed io, io ero in piedi&#8221;. La cosa funzionò: voleva sapere che parte avevo avuto nella liberazione dei prigionieri di guerra alleati. Siccome non ne avevo alcuni idea, divenni ilare. I miei compagni mi avevano tanto raccomandato di non espormi a quanto non dovevo, giacché ero la responsabile dei Gruppi di difesa, che la mia maggiore paura era quella di essere incorsa in qualche errore per non aver ubbidito.<br />
Non venni picchiata, non venni più insultata. Doveva essere verso mezzogiorno perché il funzionario telefonò alla moglie dicendole di buttare la pasta, ché sarebbe arrivato in dieci minuti, poi mi riconsegnò ad un poliziotto che mi introdusse in una cella fetida e gelida al pian terreno sotto l&#8217;androne della questura. Vedevo per la prima volta un tavolaccio ricoperto da una lurida coperta, fiutavo per la prima volta in quelle circostanze l&#8217;odore di orine che qualcuno aveva recentemente sparso sul pavimento. Ogni tanto un occhio mi spiava dal finestrino e, non so perché, mi pareva solidale. Una voce giunse a chiedermi chi ero, al che risposi di essere la dottoressa Marengo. Verso le cinque, la porta si aperse e senza ulteriori interrogatorii, venni condotta, sempre a piedi, fra il pubblico della città, nelle carceri provinciali&#8221;.</p>
<p>(Tratto da Monica Schettino (a cura di), <em>Una storia non ancora finita. Memorie di Anna Marengo</em>, Varallo, 2014, pp. 68-69)</p>
<p><strong>Ascolta la lettura sulla web radio del progetto (<a href="https://www.spreaker.com/episode/24876649" target="_blank">clicca qui</a>)!</strong></p>
<hr />
<p>Leggi la <a title="Vita di Anna Marengo" href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/2015/10/21/anna-marengo/">Biografia di Anna</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arrestate</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 12:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Agli occhi dei tedeschi e dei fascisti le donne apparivano meno sospettabili, quindi erano più libere di muoversi da una zona all&#8217;altra. Per questo venivano spesso incaricate di portare ordini per lettera. Così anche quella volta che scendemmo, Ines ed io, alla stazione di Mongrando, capolinea del tram di Biella, per dirigerci verso Bornasco, una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Agli occhi dei tedeschi e dei fascisti le donne apparivano meno sospettabili, quindi erano più libere di muoversi da una zona all&#8217;altra. Per questo venivano spesso incaricate di portare ordini per lettera.<br />
Così anche quella volta che scendemmo, Ines ed io, alla stazione di Mongrando, capolinea del tram di Biella, per dirigerci verso Bornasco, una frazione di Sala Biellese, avevamo da portare una lettera al comando partigiano della zona.<br />
Pochissimi e frettolosi i passeggeri: in un attimo la stazioncina, che mi ricordava quella del mio paese, è deserta.<br />
Tutto è tranquillo, anzi troppo tranquillo.<br />
Per la strada che attraversa il paese non incontriamo anima viva. Di solito, nei piccoli centri, la gente si conosce tutta e quando esce e ci si incontra, è normale fermarsi e scambiare qualche parola. Invece non c&#8217;è nessuno agli angoli della strada, nessuno nei cortili aperti sulle vie, o davanti ai negozi.<br />
Tutto questo avrebbe dovuto metterci in guardia. Invece procedevamo senza fretta e la nostra mente non percepiva nessun pericolo. Di solito eravamo attente al minimo cambiamento, i nostri sensi erano sempre all&#8217;erta. Quel giorno, no.<br />
All&#8217;ultima curva, lungo il breve rettilineo dove terminano le case, prima del ponte, vediamo avanzare su due file i fascisti della Pontida. Sembrano lunghe schiere di formiche nelle loro scure divise. In mezzo a loro c&#8217;è un carro agricolo, trainato da un cavallo. Su di esso, coperti da un lenzuolo macchiato di sangue, dei morti.<br />
Anche se, per la distanza, non riusciamo a scorgere la divisa, ci rendiamo subito conto che si tratta di caduti fascisti. Se si fosse trattato di partigiani o di civili certamente non ne avrebbero portato via i cadaveri.<br />
Guida la testa della colonna un capitano. Senza esitare ci avviciniamo a lui, chiedendogli se possiamo proseguire. Egli ci guarda ed evidentemente non deve nutrire alcun sospetto: &#8220;La battaglia è finita &#8211; dice &#8211; potete andare, non c&#8217;è più nessun pericolo&#8221;.<br />
Ringraziamo e, cercando di non guardare il carro col suo funebre carico, proseguiamo per la nostra strada, sulla quale si snoda la lunga colonna di soldati armati. Così, per un lungo tratto, dobbiamo passare in mezzo alle due file e sentire i commenti volgari dei fascisti. Ma le frasi che escono dalle loro bocche non ci toccano minimamente. Quello che invece ci preoccupa è sapere che più avanti la strada è minata con esplosivo a strappo. Tutta la colonna ci è passata sopra senza accorgersene.<br />
Imbocchiamo infine la strada che porta a Bornasco, pensando di essere ormai al sicuro. Ma la nostra illusione è di breve durata.<br />
Un&#8217;altra colonna, e questa volta di Brigate Nere, sta venendo verso di noi. Inconfondibili per il lugubre elmetto dal teschio bianco inciso, i loro volti appaiono duri e contratti. Alla loro testa riconosciamo il famigerato tenente Montuori.<br />
Era conosciuto in tutto il Biellese per la sua ferocia e per una lunga cicatrice su una guancia che gli deturpa il volto. Solo a guardarlo incuteva paura. Tuttavia noi speravamo di poter passare anche qui. Ma le nostre speranze furono subito deluse.<br />
Appena ci vede, ci impone l&#8217;alt, poi comincia con le domande: &#8220;Dove siete dirette?&#8221;. &#8220;Perché andate proprio a Bornasco in questo momento&#8221;. &#8220;Chi conoscete a Bornasco?&#8221;.<br />
A tutte le nostre risposte non crede assolutamente. Cerchiamo di convincerlo che stiamo andando solo a comprare delle mele, ma è inutile.<br />
&#8220;Siete in arresto &#8211; conclude &#8211; e se non volete parlare, sappiate che a Biella i mezzi per farvi sputare tutto non ci mancano&#8221;.<br />
La colonna, durante l&#8217;interrogatorio, si è fermata, stringendosi intorno a noi. La fuga è impossibile.<br />
I fascisti si rimettono in marcia e noi due siamo nel mezzo, ben sorvegliate. Ogni tanto Ines e io ci guardiamo e forse gli stessi pensieri ci passano in mente.<br />
Prima di tutto si tratta di resistere alle eventuali torture: non dobbiamo assolutamente parlare; poi c&#8217;è la lettera che custodisco in tasca.<br />
Se fossi riuscita a metterla in bocca e ad ingoiarla non avrebbero avuto prove, non avendoci ancora perquisite. Bisognava attendere il momento buono.<br />
Un altro pensiero preoccupato era rivolto ai nostri partigiani: il combattimento si era svolto, i segni li avevamo visti con i nostri occhi. Chissà se anche da parte nostra vi erano dei caduti.<br />
Io pensavo con rabbia a come era stato facile cadere nelle loro mani. Il nostro compito era pericoloso proprio per questo. Quando dovevamo rientrare al comando, dopo qualche missione, non potevamo mai essere sicure di trovare via libera: mentre qualche ora prima tutto era tranquillo, di colpo si poteva incappare in un combattimento e trovarsi nei guai.<br />
Più nei guai di così non non avremmo potuto essere.<br />
Ogni tanto guardavamo di sfuggita il tenente, pensando a tutto ciò che si raccontava sul suo conto. A me pareva impossibile che un uomo potesse arrivare a tanta malvagità, a non rispettare più nessun valore umano, a lasciarsi trascinare da un odio bestiale verso i propri simili, fino alla tortura.<br />
Alla parola tortura io penso che ogni uomo debba rabbrividire. Ora sarebbe toccata a noi due. Montuori l&#8217;aveva detto chiaro e netto. Mentre cammino, osservo gli alberi, il cielo sereno e limpido. Ma, stranamente, non si sentono canti di uccelli: pare che anch&#8217;essi abbiano paura degli uomini.<br />
&#8220;Possibile che tutto sia perduto &#8211; mi dico &#8211; che non succeda niente?&#8221;<br />
Mi scuoto al grido: &#8220;Attenzione, una mina!&#8221;<br />
Vediamo allora un fuggi fuggi generale. In mezzo alla strada restiamo solo noi due e il tenente. A questo punto ci viene quasi da ridere: quelli che si reputano dei leoni scappano come conigli di fronte a una mina a strappo.<br />
Nella confusione generale capisco che è venuto il momento di far scomparire la lettera. E&#8217; un attimo. Con la mano in tasca riesco, con un rapido movimento, a sfilarla dalla busta, ad appallottolarla e a portarle alla bocca. Ingoiarla non è altrettanto semplice.<br />
Anche se non era una vera e propria lettera, ma un foglio di velina con brevi ordini, la saliva doveva inumidire la carta prima di masticarla e inghiottirla. Finalmente ci riuscii.<br />
Ora potevo sentirmi più tranquilla e in cuor mio benedicevo la paura dei fascisti e la mina preparata dai partigiani: anche se non era scoppiata, il suo lavoro l&#8217;aveva fatto.<br />
Guardo il tenente: sfigurato dalla rabbia, impreca e bestemmia contro i propri uomini, comprendendo negli insulti anche noi.<br />
&#8220;Pagherete anche questa&#8221;, dice.<br />
Mogi mogi, quei baldi fascisti ritornano sul posto all&#8217;ordine di far saltare la mina. Ci allontaniamo tutti, comprese noi due sotto stretta sorveglianza, poi c&#8217;è lo scoppio.<br />
Riprendiamo così il cammino verso Mongrando. Presto siamo in vicinanza delle case. Entrati in paese capiamo il perché di quel senso di abbandono avvertito prima.<br />
Dove passavano i fascisti, la gente si richiudeva nelle case. I negozi erano chiusi, con le saracinesche abbassate, come per un funerale. Non un segno di vita attorno, tutto era silenzio. Sembrava quasi che la popolazione avesse abbandonato il paese. Ma chissà quanti dietro le persiane serrate osservavano il triste corteo, imprecando contro i fascisti.<br />
Ci dirigiamo verso la stazione, ripercorrendo così la strada che abbiamo fatto prima da sole.<br />
Evidentemente da Biella erano arrivati con il tram, perché meno pericoloso con le imboscate.<br />
Ci spingono vicino ad un muretto fiancheggiante la stazione, sorvegliate a vista da due armati di mitra. Mentre siamo così piantonate, notiamo che in stazione sostano anche i militi della Pontida con il capitano che avevamo incontrato all&#8217;andata.<br />
A volte le idee improvvise possono salvare una situazione disperata. Così è stato in quel momento per noi.<br />
Facciamo un cenno all&#8217;ufficiale, il quale nel vederci ha un gesto di sorpresa. Viene verso di noi e quando ci è di fronte lo assaliamo indignate: &#8220;Per colpa sua siamo nei guai. Sì, abbiamo avuto da lei il permesso di proseguire; se ce lo negava, noi ci troveremmo in questa dannata situazione&#8221;.<br />
Gli accenniamo anche della minaccia della tortura fattaci dal tenente della Brigata Nera, toccandolo nel suo amor proprio di ufficiale.<br />
Forse in lui c&#8217;è ancora un pò di umanità, o forse la nostra forza di disperazione per salvarci ci fa apparire sincere o indifese: manda a chiamare il tenente e gli dice: &#8220;Hanno avuto da me il permesso di proseguire, perciò sono libere&#8221;.<br />
Sentiamo l&#8217;altro rispondere con rabbia: &#8220;Capitano, secondo me queste due ragazze sono partigiane&#8221;.<br />
Ribattiamo subito: &#8220;Se fosse vero quello che lei dice, ci saremmo trovate dove voi avete combattuto poco fa&#8221;.<br />
Fortunatamente il capitano, forte del suo grado, taglia corto alle proteste del tenente e mantiene la sua decisione.<br />
Durante il colloquio tra i due avevamo cercato di mantenere il sangue freddo anche se capivamo benissimo che in quel momento si stava decidendo la nostra sorte. La cosa che ci angosciava di più era che, se fossimo state arrestate, non avremmo più potuto aiutare i nostri compagni.<br />
Ma ora eravamo di nuovo libere. Il cielo pareva di nuovo nostro e avremmo gridato e ballato per la gioia e il sollievo.<br />
Invece, per non destare sospetti, decidiamo di prendere anche noi il tram per Biella. Mentre passeggiamo lungo la pensilina, sentiamo il loro commenti confusi e frammentari sul combattimento in cui sono incappati. Le frasi mozze non ci aiutano a comprendere ciò che è successo, anche se accrescono i nostri timori per la sorte dei partigiani.<br />
Quando con un piede già sul predellino ci accingiamo a salire sul tram, ci giunge un ordine secco: &#8220;Giù, non potete salire, il tram è riservato a noi&#8221;.<br />
Dobbiamo attendere il prossimo. Ritornate sulla banchina della stazione, vediamo il tram allontanarsi pian piano, aumentare di velocità e infine scomparire alla prima curva, fra il verde della vegetazione con sul carico nero.<br />
I minuti passavano lentamente: ancora stordite per quanto ci era accaduto, faticavamo a decidere il da farsi. Andare al comando era ormai assurdo e inutile, dato che la lettera non esisteva più. Ci conveniva tornare al comando zona per riferire l&#8217;accaduto e riprendere ordini.<br />
Decidiamo di attendere il prossimo tram. Non è trascorso un quarto d&#8217;ora da quando abbiamo visto partire i fascisti, e ci giunge distinta, in lontananza, l&#8217;eco di una fitta sparatoria. Non riusciamo a capire cosa stia succedendo. I colpi si susseguono con violenza. In fretta ci portiamo sulla strada comunale che conduce a Biella per chiedere spiegazioni al primo arrivato, ma non viene nessuno.<br />
Solo più tardi sentiamo l&#8217;urlo delle sirene: sono autoambulanze.<br />
Intanto la gente esce per la strada come le formiche dopo un temporale; si formano capannelli dove ci si chiede se per caso non sia deragliato il tram. Finalmente vediamo giungere un uomo in bicicletta che pedala velocemente. Tutti gli siamo intorno. &#8220;I partigiani hanno attaccato il tram &#8211; dice trafelato &#8211; vi sono tanti morti e feriti&#8221;.<br />
Sentiamo un sudore freddo scendere lungo la schiena, mentre il tremore ci impedisce di parlare, ma non di pensare.<br />
Anche noi avremmo potuto essere su quel tram maledetto e non sarebbe stato giusto morire sotto la raffica di un nostro amico o compagno partigiano. Ancora una volta la fortuna ci era stata amica.<br />
I fatti si chiarirono meglio il giorno dopo.<br />
Il mattino presto, quando giungiamo al comando, il primo commento è: &#8220;Eccole qui, per un pelo non vi abbiamo sparato contro&#8221;.<br />
Ci dicono che avevano saputo del nostro arresto; un nostro informatore ci ha visto passare sotto scorta fascista per Mongrando. Appena gli è stato possibile, è corso al Comando per avvertire i compagni della nostra cattura. Ma il distaccamento inviato per tendere l&#8217;imboscata al tram era già arrivato sul posto e non si poteva più fare in tempo a bloccare l&#8217;azione. I partigiani potevano solo sperare che noi, in qualche modo, fossimo riuscite a salvarci.</p>
<p>(Tratto da Cesarina Bracco, <em>La staffetta garibaldina</em>, Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Vercelli, Borgosesia, 1976, pp. 40-46)</p>
<p><strong>Ascolta la lettura sulla web radio del progetto (<a href="https://www.spreaker.com/episode/25128690" target="_blank">clicca qui</a>)!</strong></p>
<hr />
<p>Leggi la <strong>Biografia di Cesarina</strong></p>
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		<title>Prima lettera dal carcere</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2019 09:28:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vercelli. 5.3.1937. Caro Marito, siamo sempre nelle stesse condizioni e non si può ancora sapere nulla. Quanto pensieri mi si affacciano nel cervello, senza risolverne uno. Hai scritto alla R. Questura per sapere qualcosa? Domani andrò all’udienza col sig. Capo e poi mi saprò regolare su quello che devo fare. Attendo una tua lettera per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vercelli. 5.3.1937.</p>
<p>Caro Marito, siamo sempre nelle stesse condizioni e non si può ancora sapere nulla. Quanto pensieri mi si affacciano nel cervello, senza risolverne uno. Hai scritto alla R. Questura per sapere qualcosa? Domani andrò all’udienza col sig. Capo e poi mi saprò regolare su quello che devo fare. Attendo una tua lettera per sapere qualcosa di te; ti trovi solo oppure in compagnia di altri? Io sono con altre tre donne ed il tempo mi passa ancora presto. Ci sono dei libri e mi passo così il tempo a leggere. E tu cosa fai? Come passi il tuo tempo? Oggi scrivo pure ai genitori. Tu hai loro scritto? Lascio a te di dirgli quello che debbono fare per informarsi di questa cosa. Domani chiederò per avere un colloquio con te. Tu l’hai già chiesto? Con queste poche parole capirai che non ho neanche volontà di scrivere e non so nemmeno cosa dirti. Spero che sarai sempre tranquillo e in salute. Io sono sempre come mi hai lasciata e mi voglio mantenere sempre così. Sei contento? Chissà quando ci rivedremo e faremo la nostra cara famigliola. Non posso pensare che senza commettere nulla debbano tenerci in questi luoghi. Ho sentito dire che si deve ancora riunire la Commissione per decidere se devono mandarci al confino. Se ciò fosse credo che ci manderanno insieme e che facciano un po’ in fretta a decidere quello che vogliono fare di noi. Per oggi non ho più nulla da dirti. Ti ricordo sempre.</p>
<p>Bacioni infiniti. Tua, Giorgina</p>
<p>(Lettera tratta da Marino Graziano, Giorgina Rossetti, <em>&#8220;Dal carcere al confino. Pagine di vita vissuta&#8221;</em>. Opera in corso di pubblicazione)</p>
<hr />
<p>Leggi la Biografia di Giorgina</p>
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		<title>Sorella di un partigiano</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 09:23:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[&#8230;] Un giorno eravamo a tavola erano verso le 12.30, avevamo ospite mia sorella col figlio che abitava a Padova era venuta a trovarci, stavamo mangiando quando sentiamo arrivare ancora i fascisti, dicono a mio padre e a mia madre, di muoversi e di andare con loro, io mi misi a protestare, a dire che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Un giorno eravamo a tavola erano verso le 12.30, avevamo ospite mia sorella col figlio che abitava a Padova era venuta a trovarci, stavamo mangiando quando sentiamo arrivare ancora i fascisti, dicono a mio padre e a mia madre, di muoversi e di andare con loro, io mi misi a protestare, a dire che sarei rimasta sola, credevo data la mia giovane età ti impietosirli.<br />
Invece prendono anche me era la vigilia di Pasqua, ci portarono a Biella, mi ricordo che ci anno (sic) fatto salire sul trenino, che c&#8217;era allora, loro erano in 4, mia mamma quando siamo scesi a Biella, dato che aveva in piedi le ciabatte restava un po (sic) indietro, allora la prendevano a spintoni, la gente che ci a (sic) visti a passare, vedevo che c&#8217;era qualquno (sic) che piangeva, e c&#8217;erano anche di quelli che ridevano e facevano il saluto fascista.<br />
Arrivati a destinazione ci anno (sic) portato vicino la piazza della teleferica che porta al piazzo, ci mettono in una stanza dove c&#8217;erano altre persone, c&#8217;erano pure altri famigliari (sic) di partigiani che erano con mio fratello tra i quali Melo, e la sorella di Aldo Aglietti.<br />
Dopo due giorni io e mia mamma ci anno (sic) rilasciate, mentre mio padre viene rinchiuso al Piazzo per circa 20 giorni, facendoci minacce, dicevano che se mio fratello non si fosse consegnato avrebbero ucciso mio padre, di nascosto e per pochi minuti, mio fratello veniva a chiedere notizie, mi ricordo che lui voleva andare a presentarsi per fare uscire mio padre ma mia mamma lo a (sic) disuaso (sic), diceva sempre Iddio avrebbe pensato a lui, in quel tempo avevano messo una taglia di 30 mila lire sulla sua testa ed è per quei pochi soldi che qualquno (sic) a (sic) pensato di tradirlo. [&#8230;]</p>
<p>(Testimonianza tratta da Archivio Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia – Fondo Memorie e Testimonianze sulla Guerra e la Resistenza, busta 79, F. 1,<em> Elda Cangemi)</em></p>
<hr />
<p>Leggi la <a title="Elda Cangemi" href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/2019/06/12/elda-cangemi/"><strong>Biografia di Elda Cangemi</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scioperi e rischi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 07:51:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A 24 anni sono andata a lavorare alla Borgognan. Nel periodo di preparazione dello sciopero, essendo appena reduce da un procedimento dinanzi al Tribunale Speciale, per le solite misure di cautela, ero tenuta in disparte dai compagni. Tuttavia, s&#8217;intende, davo il mio contributo per quanto mi era richiesto. Poiché non c&#8217;era comunicazione tra un reparto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A 24 anni sono andata a lavorare alla Borgognan. Nel periodo di preparazione dello sciopero, essendo appena reduce da un procedimento dinanzi al Tribunale Speciale, per le solite misure di cautela, ero tenuta in disparte dai compagni. Tuttavia, s&#8217;intende, davo il mio contributo per quanto mi era richiesto. Poiché non c&#8217;era comunicazione tra un reparto e l&#8217;altro del nostro stabilimento, separati da un cortile, l&#8217;intesa fu che, per avvisarci reciprocamente dell&#8217;inizio dello sciopero, avremmo fatto squillare i campanelli. Noi, militanti comunisti e non (pochissimi operai e operaie della fabbrica erano iscritti al partito) ci incaricammo di far trovare sui posti di lavoro i volantini preparatori dell&#8217;agitazione, entrando mezz&#8217;ora prima degli altri per collocarli in modo che gli operai li vedessero ma sfuggendo così alla sorveglianza esercitata in officina durante le ore di produzione.<br />
Al segnale di sciopero, scendemmo in massa verso il cortile. Davanti stavano le donne: quando si attuava una protesta, mettevano sempre le donne in prima fila, nell&#8217;illusione che evitassero le rappresaglie contro gli uomini, non subendo le reazioni della polizia. Poiché non avevamo avuto la possibilità di far squillare i campanelli ai piani alti, dove lavoravano gli uomini, sventolammo i fazzoletti e gli operai ci raggiunsero nei reparti sottostanti. La direzione aveva mandato immediatamente le guardie e noi ci nascondemmo dietro le macchine: quando ne compariva una, la salutavamo con la pernacchia che non si capiva da dove provenisse.<br />
Forse a un certo punto queste guardie ebbero paura. Fatto sta che prima venne su il direttore, dottor Savero; poi anche lui terrorizzato mandò a chiamare il direttore generale, ingegner Mattioli. Costui era un fior di fascista, sempre vestito di orbace, fez in capo e fiocco che gli spioveva sul naso. Quel giorno arrivò in borghese, ci riunì nel reparto mezzo vuoto e si mise a sbraitare: &#8220;Che accidenti fate. Guardate che siamo in tempo di guerra, vi possono spedire in Germania. Se avete qualche cosa da dire, ditelo a me&#8221;. Nessuno fiatava, e allora io, seduta su una cassa, risposi: &#8220;Lei parla bene perché forse a casa sua ha da mangiare: ma noi non possiamo tirare avanti, non abbiamo da mangiare e ci rifiutiamo di lavorare&#8221;. Il mio intervento diede coraggio anche agli alti e Mattioli, spaventato, se la diede a gambe.<br />
Lo sciopero proseguì, mi pare due giorni dopo, e il direttore non si fece più vivo. Arrivarono in fabbrica come se avessero poca voglia anche loro di immischiarsi nella faccenda. Le donne li assediavano gridando. Uno dei militi mi apostrofò: &#8220;Ma tu che sei alta così, perché non vai a lavorare?&#8221; &#8220;Sono giovane &#8211; gli risposi &#8211; ma quando vado a comperare un cavolo (dissi proprio &#8220;cavolo&#8221;) non vogliono darmelo perché non ho i soldi per pagarlo&#8221;. E lo piantai in asso.<br />
Alla terza ondata di sciopero ci mandarono i metropolitani, che si piazzarono sotto il portone della fabbrica con le mitragliatrici, evidentemente per impaurirci; ottennero l&#8217;effetto opposto, perché subito cessammo di lavorare.<br />
Di lotta in lotta, imparammo a seguire la situazione politica con la massima attenzione. Nel reparto portammo una grande carta geografica dell&#8217;Europa che avevamo acquistato: tutte le mattine per un&#8217;ora e mezza, allargavamo la carta sul pavimento e aggiornavamo con delle bandierine l&#8217;andamento delle operazioni belliche, segnando i punti delle forze in conflitto.<br />
Durante gli scioperi, c&#8217;era l&#8217;impegno di mettere in atto dei sabotaggi: ma come attuarli? Avevamo un collaudatore, un vecchietto piuttosto bravo che fingeva di non capire quando alteravamo i cartellini di lavorazione segnando che il lavoro per mettere assieme una cassetta era durato mezz&#8217;ora.<br />
&#8220;Ma come mai? &#8211; chiedeva &#8211; non va avanti?&#8221;. E lasciava perdere.</p>
<p>(Testimonianza tratta da <em>Quei giorni del marzo 1943. Le donne che sostituivano i richiamati alle armi</em>, in &#8220;L&#8217;Antifascista&#8221;, Anno XL, n.6, giugno 1993, p. 9)</p>
<hr />
<p>Leggi la Biografia di <a title="Arcangela Casetti" href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/2019/06/04/arcangela-casetti/">Arcangela Casetti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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