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	<title>dal carcere alla libertà</title>
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	<description>libertà va cercando, ch’è sì cara (Dante, Purg., I v.71)</description>
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		<title>Elda Cangemi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 10:27:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Elda nasce a Baone (Padova) il 17 maggio 1928. Durante la Resistenza perde il fratello durante l&#8217;eccidio di Mottalciata del 17 maggio 1944. Il mese seguente lascia il lavoro presso la Filatura Fila per unirsi anche lei alla Resistenza. Partecipa alle azioni con la 2° Brigata che operava nei pressi di Tornengo con il nome [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2020/02/elda-cangemi_inviata-dal-nipote.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-390 alignright" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2020/02/elda-cangemi_inviata-dal-nipote-205x300.jpg" alt="elda cangemi_inviata dal nipote" width="205" height="300" /></a>Elda nasce a Baone (Padova) il 17 maggio 1928. Durante la Resistenza perde il fratello durante l&#8217;eccidio di Mottalciata del 17 maggio 1944. Il mese seguente lascia il lavoro presso la Filatura Fila per unirsi anche lei alla Resistenza. Partecipa alle azioni con la 2° Brigata che operava nei pressi di Tornengo con il nome di battaglia &#8220;Bionda&#8221;.<br />
Dopo la guerra viene riconosciuta dall&#8217;Ufficio Riconpart come Benemerito e non Partigiano (qui il link alla sua <a href="http://intranet.istoreto.it/partigianato/dettaglio.asp?id=18910" target="_blank">scheda</a>) probabilmente a causa del suo ruolo, quello di staffetta, che non permetteva di ottenere la qualifica più alta. Dedicherà la sua vita al sociale contribuendo anche alla fondazione di un centro d&#8217;incontro per anziani a Cossato. Muore nel febbraio 2013.</p>
<p>(La foto appartiene all&#8217;archivio personale di Mauro Montanaro, nipote di Elda)</p>
<hr />
<p>Leggi le <a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/elda-cangemi/">Testimonianze di Elda</a></p>
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		<title>Arcangela Casetti</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 10:02:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Biografia del mese]]></category>
		<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Arcangela Casetti nasce a Livorno Ferraris (Vercelli) il 1° gennaio 1904 da Antonio ed Ernesta Luvisotti. Trasferitasi a Torino probabilmente molto piccola, dopo la scuola elementare inizia a lavorare come tessitrice. Convinta antifascista e vicina alle idee comuniste, svolge attività di propaganda soprattutto tra le compagne di lavoro, fa parte del consiglio di fabbrica dello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignnone size-medium wp-image-368 alignright" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2019/06/arcangela_casetti_cpc-195x300.jpg" alt="arcangela_casetti_cpc" width="195" height="300" />Arcangela Casetti nasce a Livorno Ferraris (Vercelli) il 1° gennaio 1904 da Antonio ed Ernesta Luvisotti. Trasferitasi a Torino probabilmente molto piccola, dopo la scuola elementare inizia a lavorare come tessitrice. Convinta antifascista e vicina alle idee comuniste, svolge attività di propaganda soprattutto tra le compagne di lavoro, fa parte del consiglio di fabbrica dello stabilimento Poma (sito in via Livorno) e frequenta assiduamente la Casa del Popolo di Borgo Vittoria, importante luogo di aggregazione e socializzazione per i lavoratori dei quartieri vicini che verrà chiusa definitivamente nel 1922 a seguito dell&#8217;attacco e dell&#8217;incendio causato dalle squadre fasciste.<br />
Viene arrestata nell&#8217;aprile 1931 per propaganda comunista e denunciata al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato insieme ad altri dodici imputati tra cui Pietro Secchia. Viene assolta il 28 gennaio 1932 per insufficienza di prove, ma viene deferita alla Commissione Provinciale di pubblica sicurezza che, con l&#8217;ordinanza del 23 aprile 1932 la condanna a tre anni di confino ad Aliano, Matera, paese quasi inaccessibile al tempo per la mancanza di vie di comunicazione e nel quale venne confinato anche il noto intellettuale Carlo Levi.<br />
Il 25 maggio 1932 la condanna al confino viene commutata in ammonizione e il 17 novembre dello stesso anno, in occasione della decorrenza del decennale, viene prosciolta dai vincoli dell&#8217;ammonizione e viene disposta la sua vigilanza.<br />
Durante la Resistenza milita nella 9° Brigata SAP &#8220;Cibrario&#8221; con il nome di battaglia di Gina ottenendo, nell&#8217;immediato dopoguerra, la qualifica di &#8220;Partigiano&#8221; secondo quanto riportato nella sua scheda conservata nell&#8217;archivio dell&#8217;Ufficio Ricompart (consultabile <a href="http://intranet.istoreto.it/partigianato/dettaglio.asp?id=21015" target="_blank">qui</a>).<br />
Nel dopoguerra continuerà la sua attività sindacale fino alla morte sopraggiunta nel 1975.</p>
<hr />
<p>Leggi le <a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/arcangela-casetti/">Testimonianze di Arcangela</a></p>
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		<title>Anna Marengo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2015 10:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Marengo]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna Marengo nasce a Fossano il 29 gennaio del 1915. Il padre, Vincenzo Marengo, è sellaio, mentre la madre, Maria Fruttero, casalinga. La sua propensione per lo studio spinge i genitori, non senza sacrifici economici, a iscriverla a un collegio di religiose a Cuneo dove frequenterà il liceo classico: l&#8217;unico modo, affermerà lei stessa, per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/10/P_20151203_225938.jpg"><img class=" size-medium wp-image-298 alignright" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/10/P_20151203_225938-300x169.jpg" alt="P_20151203_225938" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Anna Marengo nasce a Fossano il 29 gennaio del 1915. Il padre, Vincenzo Marengo, è sellaio, mentre la madre, Maria Fruttero, casalinga. La sua propensione per lo studio spinge i genitori, non senza sacrifici economici, a iscriverla a un collegio di religiose a Cuneo dove frequenterà il liceo classico: l&#8217;unico modo, affermerà lei stessa, per evitare le scuole statali ormai completamente monopolizzate dal fascismo.<br />
E&#8217; soprattutto il padre, di tendenze anarchico-socialiste, a insegnarle il significato della libertà: costretto dalle leggi fasciste a iscriversi al partito per continuarea esercitare il suo mestiere, decide di chiudere bottega e andare in pensione. La madre, invece, fervente cattolica, sogna per la figlia un futuro da insegnante.<br />
Contravvenendo in parte al desiderio materno e alle convenzioni sociali &#8211; che assegnavano la professione medica a un ambito strettamente maschile &#8211; terminato il liceo Anna si iscrive all&#8217;Università di Torino e nel 1939 si laurea in Medicina. In questi anni conosce anche l&#8217;uomo che determinerà quasi tutte le sue scelte future: l&#8217;ungherese Janos Beck, studente alla facoltà di Chimica.<br />
Ben presto però i due dovranno separarsi perché Janos decide di arruolarsi nelle Brigate internazionali e partire per la guerra di Spagna. Dopo qualche mese, Anna viene a sapere che i volontari in partenza per la Spagna si radunano a Parigi e decide di raggiungerlo. Così nel 1938 è nella capitale francese ed è qui che entrerà in contatto per la prima volta con alcuni rappresentanti del Partito comunista. Il trasporto del tutto &#8220;sentimentale&#8221; verso quelle teorie si rivela come una folgorazione durante un comizio di Dolores Ibàrruri, la &#8220;<em>Pasionaria</em>&#8220;, grazie alla forza con cui la donna arringa la folla.<br />
L&#8217;esperienza parigina rappresenterà un passaggio importante: qui entra in contatto con parecchi fuoriusciti italiani che rivedrà negli anni successivi alla Liberazione.<br />
Tornata in Italia, nel &#8217;40 si specializza in Ginecologia a Siena e l&#8217;anno successivo viene a sapere che Janos è tornato in Ungheria dopo aver trascorso un periodo di prigionia in Francia. Decide di raggiungerlo lasciando l&#8217;Ospedale Mauriziano presso il quale aveva appena iniziato a lavorare.<br />
A Budapest però la situazione diventa sempre più difficile e con l&#8217;occupazione tedesca Janos, di origini ebraiche, è vittima delle persecuzioni razziali. Preoccupato per lei, con una scusa la convince a rientrare in Italia e le compra un biglietto del treno; una volta tornata a casa, la lettere di un&#8217;amica la persuade a non tornare in Ungheria. Da questo momento non avrà più alcuna notizia di Janos e passeranno molti anni, finirà anche la guerra, prima che i due possano di nuovo incontrarsi.<br />
Quindi Anna arriva a Vercelli per lavorare nel reparto di ostetricia dell&#8217;Ospedale Maggiore. Qui entra in contatto con i Gruppi di difesa della donna, conosce Mimma Bonardo e Luigina Tomatis e, in seguito a uno sciopero, viene arrestata e processata dal Tribunale speciale di Torino.<br />
Rilasciata per insufficienza di prove, il direttore dell&#8217;ospedale non vuole comunque riassumerla perché ormai compromessa politicamente. Riesce ugualmente ad ottenere un posto al pronto soccorso ed è qui che aiuterà parecchi militari alleati e civili dopo l&#8217;8 settembre del &#8217;43.<br />
Nell&#8217;estate del &#8217;44 la sua posizione in ospedale diventa però troppo rischiosa e decide di &#8220;salire in montagna&#8221; unendosi alla brigata di Pietro Camana &#8220;Primula&#8221;. Qui il suo lavoro consiste nello spostarsi tra le varie brigate per visitare e curare i partigiani. Nella primavera del &#8217;45 le viene affidato il &#8220;lavoro politico&#8221; e sarà questo l&#8217;inizio della militanza nel Partito comunista: nel &#8217;46, infatti, è candidata alla Costituente insieme con Palmiro Togliatti, Francesco Moranino, Francesco Leone, Guido Sola Titetto e Vincenzo Moscatelli.<br />
Non sarà eletta, ma nello stesso anno la troviamo nel Consiglio comunale di Vercelli: prima assessore alla Sanità nell&#8217;amministrazione guidata da Francesco Ansaldi, poi come consigliere con il sindaco Domiglio. In questo ruolo si occuperà di servizi sociali e si batterà per l&#8217;istituzione del &#8220;Libretto unico di assistenza&#8221; per poi essere la promotrice del progetto di &#8220;educazione alla pace&#8221;.<br />
La sua vita cambia repentinamente direzione quando, nel 1948, viene a sapere che Janos è ancora vivo ed è in Ungheria. Ancora una volta decide di lasciare l&#8217;Italia, di rinunciare all&#8217;impiego presso l&#8217;Ospedale di Vercelli (dove aveva ripreso a lavorare) e di raggiungerlo.<br />
La sua permanenza nella nuova Repubblica popolare ungherese sarà ancora una volta brevissima: nel giugno del &#8217;49 Janos, che all&#8217;epoca aveva iniziato a lavorare presso il Ministero degli Esteri, viene arrestato perché coinvolto nelle vicende del processo Rajk. Condannato, sconterà sette anni di carcere, fino al 1955, quando sarà riabilitato.<br />
Sono questi gli anni più duri: pur avendo trovato lavoro in un ospedale della periferia di Budapest, alla fine del 1951 Anna decide di tornare in Italia, senza aver conosciuto né i capi di accusa né i motivi dell&#8217;arresto di Janos, del quale non saprà più nulla. Non sarà mai interrogata, né eprseguitata, ma ciò che più la sconvolge è l&#8217;assoluta mancanza di informazioni.<br />
La situazione in Italia non sarà migliore: costretta a tornare a Fossano, dove ormai non ha più nessuno, apre un piccolo studio privato che non le offre la possibilità di mantenersi; sarà così costretta a cercare &#8220;appoggi&#8221; per superare uno dei tanti concorsi ospedalieri ai quali parteciperà. L&#8217;appartenenza politica è l&#8217;ostacolo maggiore. Per questo motivo si rivolge, non senza contravvenire ai suoi principi, a Piero Fornara per chiedere aiuto, vista la comunanza professionale e politica.<br />
In questa situazione &#8220;disperata&#8221; arriva finalmente una buona notizia: il suo racconto &#8220;Una storia non ancora finita&#8221; è stato selezionato dal Premio letterario Prato e si è classificato al primo posto.<br />
L&#8217;incertezza economica invece si protrae fino al 1954 quando vince un posto presso l&#8217;ospedale di Savona. Anche questi anni non saranno però tra i più felici: sola e senza la possibilità di avere notizie dall&#8217;Ungheria, racconterà ad Argante Bocchio che è questo il momento peggiore della sua vita.<br />
Verso la fine dell&#8217;anno arriva finalmente la notizia che attendeva da anni: Janos è stato rilasciato perché le accuse a suo carico sono state dichiarate infondate; nel giro di un anno è &#8220;riabilitato&#8221; e i due potranno finalmente sposarsi nell&#8217;autunno del 1955. L&#8217;anno successivo Anna deciderà di acquisire la cittadinanza ungherese mentre Janos tornerà a lavorare per il Ministero degli Esteri. Nominato ambasciatore, dal 1959 lo troviamo a Cuba con Anna che, in veste di moglie dell&#8217;ambasciatore, collaborerà all&#8217;organizzazione del sistema sanitario cubano. In questi anni intraprenderà, da sola, un viaggio attraverso l&#8217;America Latina di cui lascerà traccia in una lunga lettera inviata &#8220;ai giovani&#8221; pubblicata durante gli anni settanta.<br />
Tornati in Ungheria negli anni ottanta, i due decidono di ritirarsi nella casa di riposo di Miskolc Tapolca, dove trascorreranno gli ultimi anni della loro vita.<br />
Janos Beck si è spento nel 2001, Anna sei anni dopo, il 21 luglio del 2007.</p>
<p>(Nota biografica tratta da Monica Schettino (a cura di), <em>Una storia non ancora finita. Memorie di Anna Marengo,</em> 2014)</p>
<hr />
<p>Leggi le <strong><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/anna-marengo/" target="_blank">Testimonianze di Anna </a></strong></p>
<hr />
<p>Di seguito è possibile ascoltare l&#8217;audioracconto liberamente tratto dal racconto di A. Marengo, <em>Una storia non ancora finita</em>, Premio Prato, 1952 e dal suo Diario inedito. Testi di Monica Schettino, voce di Patrizia Zambrano, elaborazione sonora di Matteo Bellizzi, musiche: Imagho “Eglise2” Free Music Archive. Per le notizie storiche è stato fatto riferimento al volume di C. Della Valle, <em>Operai, industriali e Partito comunista nel biellese 1940/1945</em>, Feltrinelli, Milano 1978. L’audioracconto nasce da un’idea di Matteo Bellizzi e DOCUSOUND.</p>
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		<title>Iside Viana</title>
		<link>http://www.dalcarcereallaliberta.it/2015/09/11/iside-viana/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 11:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Iside Viana nasce a Candelo (VC) il 6 agosto 1902. La madre, Ernesta Scanzia, era già nota in questura a causa delle sue idee socialiste (aveva preso parte a manifestazioni e a cortei sovversivi). Il padre, Emilio, era stato un emigrante in Algeria e poi in Svizzera come muratore e anche lui, come la moglie, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/09/iside_viana.png"><img class=" size-medium wp-image-234 alignleft" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/09/iside_viana-226x300.png" alt="iside_viana" width="226" height="300" /></a></p>
<p>Iside Viana nasce a Candelo (VC) il 6 agosto 1902. La madre, Ernesta Scanzia, era già nota in questura a causa delle sue idee socialiste (aveva preso parte a manifestazioni e a cortei sovversivi). Il padre, Emilio, era stato un emigrante in Algeria e poi in Svizzera come muratore e anche lui, come la moglie, era conosciuto per le sue idee socialiste (fu anche sindaco di Candelo). Il fratello, Luigi, nato nel 1896, muratore come il padre, fu tra i primi fondatori del partito comunista nel biellese e, a causa del suo percorso politico, subì il carcere e il confino a Ventotene. Rientrato nel paese di origine si unì alle truppe partigiane del biellese. La sorella più piccola, Alba, nacque nel 1909 ed essendo ancora una bambina non venne coinvolta nelle attività antifasciste di Iside e Luigi. Come scrive lo storico Giovanni De Luna nel suo libro <em>Donne in oggetto. L&#8217;antifascismo nella società italiana 1922-1939</em> (dove dedica un intero capitolo alla figura di Iside Viana), “il suo approdo alla politica fu segnato, così come per tante sue compagne, da un impasto di condizioni oggettive, materiali, e di scelte soggettive, maturate senza soluzione di continuità all’interno delle relazioni familiari e amicali che articolavano i vincoli comunitari in un paesino come Candelo, nel Biellese” (p. 307).</p>
<p>Iside studiò fino alla quinta elementare e iniziò a lavorare alla dolce età di dodici anni come sarta. Durante il cosiddetto Biennio Rosso rafforzò i suoi ideali politici avvicinandosi alla militanza politica: aderì prima al Psi e, dopo la Scissione di Livorno, al Pci.<br />
Dopo un soggiorno di quasi sette mesi in Brasile (nel 1924), rientrata a Candelo per motivi di salute, decise di diventare funzionaria del partito e di entrare in clandestinità. Nel 1927 si trasferì a Milano come impiegata dell’ “Ufficio 8”, il fulcro italiano del movimento giovanile comunista, alle dipendenze dirette di Pietro Secchia.<br />
Venne arrestata il 14 gennaio 1928 a Milano, dopo la scoperta della sede della federazione insieme a molti altri militanti. Processata davanti al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, venne condannata a quattro anni di reclusione nel carcere penale femminile di Perugia dove entrò il 5 marzo 1929.<br />
La vita in carcere per Iside fu molto dura. Si ammalò quasi subito e venne ben presto isolata dalle compagne comuniste per aver accettato il ricatto delle suore che gestivano il carcere a partecipare alle funzioni religiose in cambio di cibo. Nel novembre 1931 si ammalò di una forte febbre influenzale che la condusse alla morte. Erano le 12.40 di domenica 22 novembre 1931.</p>
<p>La figura di Iside è stata per molto tempo dimenticata, soprattutto perché, subito dopo la guerra, “ci si interrogò più sulle circostanza che avevano indotto le sue compagne a una simile ostentazione di intransigente durezza che sui tormenti, le angosce, le speranze che avevano caratterizzato le scelte di Iside” (De Luna, <em>Donne in oggetto</em>, 1995, p. 310).<br />
In realtà, la vita e soprattutto la morte di Iside ci permettono di comprendere meglio non solo la durezza delle condizioni di vita nelle carceri fasciste, ma di approfondire anche la questione della cosiddetta “questione religiosa”: “per le donne comuniste, a differenza degli uomini, la reclusione coincideva con un isolamento politico quasi totale, con conseguenti grosse difficoltà nell’orientare la discussione interna lungo i binari dell’ortodossia e della fedeltà ideologica a posizioni poco conosciute e mal digerite. Così, in modo del tutto spontaneo, ci si era appropriati di una sorta di surrogato ancorando le regole della coerenza rivoluzionaria alle occasioni comportamentali fornite dallo stesso regime carcerario. Il regolamento, ad esempio, prevedeva per i detenuti l’obbligo di partecipare alle funzioni religiose. Il rifiuto di sottostare a questa imposizione parve alle donne comuniste una possibilità concreta per dimostrare la propria intransigenza ideologica” (De Luna, <em>Donne in oggetto</em>, 1995, p. 310). Iside si trovò dunque coinvolta in una questione più grande di lei, più grande dei suo problemi di salute, più grande della sua fame rispetto alla quale non riuscì a reagire (si legga a proposito la t<a title="La “questione religiosa” in carcere: l’episodio di Perugia" href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-archive/la-questione-religiosa-in-carcere-lepisodio-di-perugia/" target="_blank">estimonianza di Camilla Ravera</a>, compagna di carcere di Iside).<br />
La (ri)scoperta tardiva di questa donna dal destino così tragico la si deve soprattutto alla ricerca di Laura Mariani, pubblicata nel volume <em>Quelle dell’idea. Storie di detenute politiche 1927-1948</em>, dove la storica ricostruisce, attraverso le fonti a disposizione, il destino di alcune donne rinchiuse nel carcere di Perugia, soffermandosi in particolare sui percorsi delle cinque biellesi, tra cui Iside, che passarono da questa casa penale. Grazie alle ricerche condotte da Laura Mariani, lo storico De Luna riuscirà a ricostruire il profilo biografico di Iside e nel 1997 un noto gruppo folk italiano, i Gang, le dedicherà un intero brano, <em>Iside</em>, inserito nell’album <em>Fuori Controllo</em>, forse il modo migliore per ricordare la storia tragica della donna che &#8220;accecò la notte con il suo dolore&#8221;.</p>
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		<title>Tosca Zanotti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 16:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tosca Zanotti, nome di battaglia “Diana”, nasce in Francia il 28-11-1913 da genitori originari di Mongrando Biellese, Giuseppe Zanotti e Ernesta Porta. Opera come staffetta e dattilografa nella zona di Sala Biellese mantenendo i contatti tra il Comando della 1a Zona Piemonte, il Comando della V divisione e della 75a brigata e risulta operativa tra il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/09/tosca_zanotti.jpg"><img class=" size-medium wp-image-153 alignleft" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/09/tosca_zanotti-209x300.jpg" alt="tosca_zanotti" width="209" height="300" /></a></p>
<p>Tosca Zanotti, nome di battaglia “Diana”, nasce in Francia il 28-11-1913 da genitori originari di Mongrando Biellese, Giuseppe Zanotti e Ernesta Porta. Opera come staffetta e dattilografa nella zona di Sala Biellese mantenendo i contatti tra il Comando della 1a Zona Piemonte, il Comando della V divisione e della 75a brigata e risulta operativa tra il 23.11.1943 al 07.06.1945. Come accade per altre donne, si avvicina alla Resistenza dopo aver aiutato soldati inglesi e neozelandesi sfollati dai campi di prigionia e, in questo caso, anche i soldati del 53° reggimento Fanteria di stanza a Biella, entrambi sbandati in seguito all’armistizio dell’8 settembre ’43. Insieme con suo fratello Dino e l’esule dalla guerra di Spagna Jean Calligaris, organizza i rifornimenti di cibo per i soldati e gli sfollati raccogliendo le offerte degli industriali e cercando aiuto presso le famiglie e i contadini che avrebbero potuto dare loro ospitalità. Arrestata nel novembre del ’43 insieme con suo fratello, Jean Calligaris, suo figlio Spartaco e alcuni industriali biellesi, viene deferita al Tribunale speciale e rinchiusa nelle carceri “Nuove” di Torino, dalle quali viene liberata solamente nel febbraio del ’45. Tornata a Biella si unisce, sempre con suo fratello Dino, che prese il nome di battaglia di “Fauno”, alle brigate partigiane del Biellese. Muore a Biella il 2 novembre 1997.</p>
<hr />
<p>Informazioni tratte da:</p>
<p>Monica Schettino (a cura di), <em>Una storia non ancora finita. Memorie di Anna Marengo</em>, Varallo, 2014</p>
<p>Tosca Zanotti, <em>Quel giorno cambiò la mia vita</em>, in &#8220;Resistenza unita&#8221;, aprile-maggio 1988, p.3</p>
<hr />
<p><strong>Leggi le <a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/tosca-zanotti/">Testimonianze di Tosca</a></strong><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/tosca-zanotti/"> </a></p>
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		<title>Ergenite Gili</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 14:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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		<category><![CDATA[Ergenite Gili]]></category>
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		<description><![CDATA[Ergenite nasce a Miagliano (VC) il 10 dicembre 1896 da Giovanni e Angela Vernero. &#8220;I genitori erano analfabeti; il padre era tintore in una ditta Poma, la madre era contadina, ma sposatasi a 18 anni, era rimasta poi a casa ad allevare i dieci figli. La primogenita era tessile di lana, la secondogenite era Ergenite, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/05/ergenite_gili.png"><img class="alignleft wp-image-140 size-medium" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/05/ergenite_gili-240x300.png" alt="ergenite_gili" width="240" height="300" /></a>Ergenite nasce a Miagliano (VC) il 10 dicembre 1896 da Giovanni e Angela Vernero. &#8220;I genitori erano analfabeti; il padre era tintore in una ditta Poma, la madre era contadina, ma sposatasi a 18 anni, era rimasta poi a casa ad allevare i dieci figli. La primogenita era tessile di lana, la secondogenite era Ergenite, la terza faceva le spole. Dei maschi uno era meccanico, degli altri (tutti tessili) uno lavorava col padre come tintore e combinava i colori, un altro faceva i disegni per le stoffe&#8221;. Ergenite entra in fabbrica all&#8217;età di 12 anni e nel 1916 aderisce al Partito socialista da quale si distacca nel 1921 per passare nelle file del Partito comunista. E&#8217; molto attiva nelle lotte operaie e all&#8217;interno del partito (nel 1926 segue una delegazione operaia fino in Russia). Costretta a vivere nell&#8217;emigrazione, tra la Russia e Parigi, ha modo di approfondire le sue conoscenze politiche. Viene arrestata ad Arona il 14 luglio 1930 perché trovata in compagna di Camilla Ravera, nota antifascista. Dopo un periodo trascorso nel carcere di Varese, viene processata a Roma e condannata a dieci anni e sei mesi. Il 30 novembre 1930 entra nel carcere di Perugia dove rimane fino al 1932 quando, per motivi di salute, viene trasferita a Venezia. Viene liberata nel 1934 per indulto e torna a lavorare in fabbrica dai Poma di Occhieppo. Dopo l&#8217;8 settembre 1943 si unisce alla lotta resistenziale della zona. Il 24 marzo 1944 due dei suoi fratelli vengono catturati dai fascisti e fucilati perché si erano rifiutati di consegnarla. Dopo la guerra lavora alla Camera del lavoro di Biella con molte difficoltà perché molti concittadini la incolpano per la morte dei fratelli.<br />
&#8220;Morì a settant&#8217;anni, nel 1966, criticata ancora dai benpensanti e non difesa dal partito; solo dieci anni dopo sulla sua tomba si è potuta scolpire un&#8217;epigrafe politica&#8221;.</p>
<hr />
<p>Informazioni tratte da:</p>
<p>Laura Mariani, <em>Quelle dell’idea. Storie di detenute politiche 1927 – 1948</em>, Bari, De Donato, 1982.</p>
<p>Archivio Centrale dello Stato – Casellario Politico Centrale – Fascicolo di Ergenite Gili</p>
<p>Distretto Militare di Vercelli – Fondo partigiane</p>
<hr />
<p><strong>Leggi le Testimonianze di Ergenite</strong></p>
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		<title>Anna Pavignano</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 13:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anna Pavignano nacque a Occhieppo Inferiore (BI) il 23 luglio 1900 da Lorenzo e Lucia Pavignano. &#8220;Già delegata alla seconda conferenza del Pcd&#8217;I  Basilea e alla conferenza della gioventù comunista italiana, era stata un&#8217;attivista instancabile, al punto da non aver tempo per i legami affettivi. A ventotto anni era stata arrestata a Torino [..]&#8221; e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/05/anna_pavignano.jpg"><img class="alignleft wp-image-133 size-medium" src="http://www.dalcarcereallaliberta.it/wp-content/uploads/2015/05/anna_pavignano-254x300.jpg" alt="anna_pavignano" width="254" height="300" /></a>Anna Pavignano nacque a Occhieppo Inferiore (BI) il 23 luglio 1900 da Lorenzo e Lucia Pavignano. &#8220;Già delegata alla seconda conferenza del Pcd&#8217;I  Basilea e alla conferenza della gioventù comunista italiana, era stata un&#8217;attivista instancabile, al punto da non aver tempo per i legami affettivi. A ventotto anni era stata arrestata a Torino [..]&#8221; e condannata a sei anni di reclusione. Imprigionata a Trani e poi, per motivi di salute, a Perugia, venne scarcerata nel 1932. Tornata a Occhieppo, riprese immediatamente la attività da antifascista e diresse per un periodo la federazione del partito a Biella. Durante la lotta di Liberazione organizzò i Gruppi di difesa della donna e le staffette del biellese e collaborò con la XII Divisione Garibaldi 50° Brigata. Finita la guerra, tornò a fare l&#8217;operaia e morì nel 1970 dopo essere stata ricoverata presso la casa di riposo &#8220;Cerino Zegna&#8221; di Occhieppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Informazioni tratte da:</p>
<p>Laura Mariani, <em>Quelle dell&#8217;idea. Storie di detenute politiche 1927 &#8211; 1948</em>, Bari, De Donato, 1982.</p>
<p>Archivio Centrale dello Stato &#8211; Casellario Politico Centrale &#8211; Fascicolo di Anna Pavignano</p>
<p>Distretto Militare di Vercelli &#8211; Fondo partigiane</p>
<hr />
<p><strong>Leggi le <a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/anna-pavignano/">Testimonianze di Anna</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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