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	<title>dal carcere alla libertà &#187; Anna Marengo</title>
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	<description>libertà va cercando, ch’è sì cara (Dante, Purg., I v.71)</description>
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		<title>Anna Marengo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2015 10:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[elisa.malvestito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
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<p>Anna Marengo nasce a Fossano il 29 gennaio del 1915. Il padre, Vincenzo Marengo, è sellaio, mentre la madre, Maria Fruttero, casalinga. La sua propensione per lo studio spinge i genitori, non senza sacrifici economici, a iscriverla a un collegio di religiose a Cuneo dove frequenterà il liceo classico: l&#8217;unico modo, affermerà lei stessa, per evitare le scuole statali ormai completamente monopolizzate dal fascismo.<br />
E&#8217; soprattutto il padre, di tendenze anarchico-socialiste, a insegnarle il significato della libertà: costretto dalle leggi fasciste a iscriversi al partito per continuarea esercitare il suo mestiere, decide di chiudere bottega e andare in pensione. La madre, invece, fervente cattolica, sogna per la figlia un futuro da insegnante.<br />
Contravvenendo in parte al desiderio materno e alle convenzioni sociali &#8211; che assegnavano la professione medica a un ambito strettamente maschile &#8211; terminato il liceo Anna si iscrive all&#8217;Università di Torino e nel 1939 si laurea in Medicina. In questi anni conosce anche l&#8217;uomo che determinerà quasi tutte le sue scelte future: l&#8217;ungherese Janos Beck, studente alla facoltà di Chimica.<br />
Ben presto però i due dovranno separarsi perché Janos decide di arruolarsi nelle Brigate internazionali e partire per la guerra di Spagna. Dopo qualche mese, Anna viene a sapere che i volontari in partenza per la Spagna si radunano a Parigi e decide di raggiungerlo. Così nel 1938 è nella capitale francese ed è qui che entrerà in contatto per la prima volta con alcuni rappresentanti del Partito comunista. Il trasporto del tutto &#8220;sentimentale&#8221; verso quelle teorie si rivela come una folgorazione durante un comizio di Dolores Ibàrruri, la &#8220;<em>Pasionaria</em>&#8220;, grazie alla forza con cui la donna arringa la folla.<br />
L&#8217;esperienza parigina rappresenterà un passaggio importante: qui entra in contatto con parecchi fuoriusciti italiani che rivedrà negli anni successivi alla Liberazione.<br />
Tornata in Italia, nel &#8217;40 si specializza in Ginecologia a Siena e l&#8217;anno successivo viene a sapere che Janos è tornato in Ungheria dopo aver trascorso un periodo di prigionia in Francia. Decide di raggiungerlo lasciando l&#8217;Ospedale Mauriziano presso il quale aveva appena iniziato a lavorare.<br />
A Budapest però la situazione diventa sempre più difficile e con l&#8217;occupazione tedesca Janos, di origini ebraiche, è vittima delle persecuzioni razziali. Preoccupato per lei, con una scusa la convince a rientrare in Italia e le compra un biglietto del treno; una volta tornata a casa, la lettere di un&#8217;amica la persuade a non tornare in Ungheria. Da questo momento non avrà più alcuna notizia di Janos e passeranno molti anni, finirà anche la guerra, prima che i due possano di nuovo incontrarsi.<br />
Quindi Anna arriva a Vercelli per lavorare nel reparto di ostetricia dell&#8217;Ospedale Maggiore. Qui entra in contatto con i Gruppi di difesa della donna, conosce Mimma Bonardo e Luigina Tomatis e, in seguito a uno sciopero, viene arrestata e processata dal Tribunale speciale di Torino.<br />
Rilasciata per insufficienza di prove, il direttore dell&#8217;ospedale non vuole comunque riassumerla perché ormai compromessa politicamente. Riesce ugualmente ad ottenere un posto al pronto soccorso ed è qui che aiuterà parecchi militari alleati e civili dopo l&#8217;8 settembre del &#8217;43.<br />
Nell&#8217;estate del &#8217;44 la sua posizione in ospedale diventa però troppo rischiosa e decide di &#8220;salire in montagna&#8221; unendosi alla brigata di Pietro Camana &#8220;Primula&#8221;. Qui il suo lavoro consiste nello spostarsi tra le varie brigate per visitare e curare i partigiani. Nella primavera del &#8217;45 le viene affidato il &#8220;lavoro politico&#8221; e sarà questo l&#8217;inizio della militanza nel Partito comunista: nel &#8217;46, infatti, è candidata alla Costituente insieme con Palmiro Togliatti, Francesco Moranino, Francesco Leone, Guido Sola Titetto e Vincenzo Moscatelli.<br />
Non sarà eletta, ma nello stesso anno la troviamo nel Consiglio comunale di Vercelli: prima assessore alla Sanità nell&#8217;amministrazione guidata da Francesco Ansaldi, poi come consigliere con il sindaco Domiglio. In questo ruolo si occuperà di servizi sociali e si batterà per l&#8217;istituzione del &#8220;Libretto unico di assistenza&#8221; per poi essere la promotrice del progetto di &#8220;educazione alla pace&#8221;.<br />
La sua vita cambia repentinamente direzione quando, nel 1948, viene a sapere che Janos è ancora vivo ed è in Ungheria. Ancora una volta decide di lasciare l&#8217;Italia, di rinunciare all&#8217;impiego presso l&#8217;Ospedale di Vercelli (dove aveva ripreso a lavorare) e di raggiungerlo.<br />
La sua permanenza nella nuova Repubblica popolare ungherese sarà ancora una volta brevissima: nel giugno del &#8217;49 Janos, che all&#8217;epoca aveva iniziato a lavorare presso il Ministero degli Esteri, viene arrestato perché coinvolto nelle vicende del processo Rajk. Condannato, sconterà sette anni di carcere, fino al 1955, quando sarà riabilitato.<br />
Sono questi gli anni più duri: pur avendo trovato lavoro in un ospedale della periferia di Budapest, alla fine del 1951 Anna decide di tornare in Italia, senza aver conosciuto né i capi di accusa né i motivi dell&#8217;arresto di Janos, del quale non saprà più nulla. Non sarà mai interrogata, né eprseguitata, ma ciò che più la sconvolge è l&#8217;assoluta mancanza di informazioni.<br />
La situazione in Italia non sarà migliore: costretta a tornare a Fossano, dove ormai non ha più nessuno, apre un piccolo studio privato che non le offre la possibilità di mantenersi; sarà così costretta a cercare &#8220;appoggi&#8221; per superare uno dei tanti concorsi ospedalieri ai quali parteciperà. L&#8217;appartenenza politica è l&#8217;ostacolo maggiore. Per questo motivo si rivolge, non senza contravvenire ai suoi principi, a Piero Fornara per chiedere aiuto, vista la comunanza professionale e politica.<br />
In questa situazione &#8220;disperata&#8221; arriva finalmente una buona notizia: il suo racconto &#8220;Una storia non ancora finita&#8221; è stato selezionato dal Premio letterario Prato e si è classificato al primo posto.<br />
L&#8217;incertezza economica invece si protrae fino al 1954 quando vince un posto presso l&#8217;ospedale di Savona. Anche questi anni non saranno però tra i più felici: sola e senza la possibilità di avere notizie dall&#8217;Ungheria, racconterà ad Argante Bocchio che è questo il momento peggiore della sua vita.<br />
Verso la fine dell&#8217;anno arriva finalmente la notizia che attendeva da anni: Janos è stato rilasciato perché le accuse a suo carico sono state dichiarate infondate; nel giro di un anno è &#8220;riabilitato&#8221; e i due potranno finalmente sposarsi nell&#8217;autunno del 1955. L&#8217;anno successivo Anna deciderà di acquisire la cittadinanza ungherese mentre Janos tornerà a lavorare per il Ministero degli Esteri. Nominato ambasciatore, dal 1959 lo troviamo a Cuba con Anna che, in veste di moglie dell&#8217;ambasciatore, collaborerà all&#8217;organizzazione del sistema sanitario cubano. In questi anni intraprenderà, da sola, un viaggio attraverso l&#8217;America Latina di cui lascerà traccia in una lunga lettera inviata &#8220;ai giovani&#8221; pubblicata durante gli anni settanta.<br />
Tornati in Ungheria negli anni ottanta, i due decidono di ritirarsi nella casa di riposo di Miskolc Tapolca, dove trascorreranno gli ultimi anni della loro vita.<br />
Janos Beck si è spento nel 2001, Anna sei anni dopo, il 21 luglio del 2007.</p>
<p>(Nota biografica tratta da Monica Schettino (a cura di), <em>Una storia non ancora finita. Memorie di Anna Marengo,</em> 2014)</p>
<hr />
<p>Leggi le <strong><a href="http://www.dalcarcereallaliberta.it/multimedia-speaker/anna-marengo/" target="_blank">Testimonianze di Anna </a></strong></p>
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<p>Di seguito è possibile ascoltare l&#8217;audioracconto liberamente tratto dal racconto di A. Marengo, <em>Una storia non ancora finita</em>, Premio Prato, 1952 e dal suo Diario inedito. Testi di Monica Schettino, voce di Patrizia Zambrano, elaborazione sonora di Matteo Bellizzi, musiche: Imagho “Eglise2” Free Music Archive. Per le notizie storiche è stato fatto riferimento al volume di C. Della Valle, <em>Operai, industriali e Partito comunista nel biellese 1940/1945</em>, Feltrinelli, Milano 1978. L’audioracconto nasce da un’idea di Matteo Bellizzi e DOCUSOUND.</p>
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